OFFRIRE SPAZIO

“Nessun settore della vita è tanto esiguo e insignificante da non offrire spazio alle aspirazioni artistiche”

Gustav Klimt

Leggere questa frase ha aperto una fenditura nella mia quotidianità.
La mia curiosità, il mio lavoro, la mia ricerca, il mio pensare, il mio agire, il mio percepire e il mio modo di relazionarmi – da questo momento in poi – hanno preso forme sempre nuove e diverse. Prima, ‘sempre nuovo e diverso’ rappresentava per me un approccio molto destabilizzante, ma ora è diventato una delle risorse più significative alle quali attingere.
Per descrivere l’importanza e i cambiamenti che l’avvicinamento all’arteterapia hanno apportato alla mia vita, non posso non partire dall’importanza che hanno per me l’arte, l’architettura e la creatività.

Quando lessi la frase attribuita a Klimt ero agli esordi di un progetto di open-housing (Deuda Concept Haus) – che ora è cresciuto assumendo significati più allargati – al piano nobile di un palazzo nella parte più antica del centro storico di Verona in cui spazio e tempo si sono incontrati, animati e plasmati. In uno spazio intimo, è stato riscattato il debito con il passato: valorizzare attività artistiche e creative attraverso il rilancio e la rivitalizzazione dell’identità culturale e specificità territoriali che il luogo rappresenta dove la storia si è sviluppata ininterrottamente durante duemila anni.

Un modello di convivialità e condivisione che ha adottato esempi interattivi di partecipazione e design collaborativo. Non solo un appartamento in stile storicismo, ma anche un’area espositiva, uno showroom, un atelier, una piccola biblioteca, etc.
L’eleganza, i rituali di una ormai persa convivialità e condivisione, gli elementi decorativi e storici di pregio hanno saputo invogliare artisti, creativi, turisti, cittadini verso un’ampia varietà di creazioni artistiche immersi in dettagli di interior design nello stile dello storicismo. Sono state così ricreate situazioni simili a quelle vissute in una tipica caffetteria viennese, alimentate da una vasta gamma di pubblicazioni nazionali ed internazionali e avvolte in un’ampia varietà di piante ornamentali e fiori, che come gioielli rivestono un ruolo fondamentale per la bellezza e il benessere di uno spazio intimo e di lavoro.

Nel tempo però lo spazio non ha avvicinato e ospitato solo le produzioni di artisti, creativi, stilisti e designer già affermati, ma anche il talento di appassionati che incuriositi – e sentitosi accolti – hanno trovato il coraggio, le modalità e il luogo più adatti per mostrare e dare ossigeno alla propria espressività contornati da dettagli architettonici di pregio, quali un camino, soffitti stuccati, una veranda dalle vetrate in stile liberty e puntualmente arricchiti da un mix di arredi di modernariato, antiquariato, riciclo creativo e design contemporaneo.
Diventando così un approccio creativo che è stato di stimolo allo sviluppo del settore culturale meno conosciuto e di tutti coloro che vi operano nel modo di intendere la propria creatività ed espressività non solo in chiave di prodotto, ma anche di processo e di stile di vita.

“Architettura è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione, al di fuori dei problemi di costruzione, al di là di essi.

La Costruzione è per tener su: l’Architettura è per commuovere”

Le Corbusier

Ad un certo punto di questo percorso mi sono accorta che stavo svolgendo la professione di architetto in una modalità totalmente nuova e rigenerata. La definizione e la gestione dello spazio stava assumendo connotazioni e significati molto diversi rispetto a quello che credevo fosse per me essere architetto e quindi fare architettura.

“Non si può pensare un’architettura senza pensare alla gente”

Richard Rogers

Avevo così delineato uno spazio – in spontaneità e libertà – in cui poter creare, raccontare, condividere, ascoltare, stare assieme, ecc.
Grazie all’incontro, alla partecipazione e all’interazione di chi ha frequentato e vissuto le esperienze organizzate, lo spazio si è trasformato in un attivatore, un”infrastruttura temporanea‘, un catalizzatore di processi espressivi e creativi.

‘È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei’

Jean-Paul Sartre

Presa consapevolezza che il progetto non aveva solo un valore artistico-culturale, ma anche educativo e terapeutico, ho iniziato così a sentire l’urgenza e la responsabilità di poter accogliere e proteggere in maniera adeguata le emozioni che emergevano dai vissuti che le persone decidevano di condividere con me e coloro che, di volta in volta, partecipavano alle esperienze.
In questa nuova modalità di sentire, percepire, definire, gestire spazio ed emozioni l’attivazione di risorse creative ed espressive andavano indirizzate, in modo da permettere la crescita personale e favorire il processo di ricontattare e sviluppare le proprie risorse e potenzialità.

Come architetto avevo perciò la necessità di comprendere come poter conciliare professionalmente – e quindi responsabilmente – tutti questi aspetti. Da qui in poi il mio avvicinamento all’arteterapia.

‘La formazione in arteterapia è un processo di crescita che utilizza il veicolo delle attività creative e artistiche. Esse vengono riformulate in una modalità estremamente relazionale e divengono un nuovo modo di relazionarsi con sé stessi nel mondo’

Oliviero Rossi

Mi sono resa conto che proprio questo avvicinamento ha fatto in modo, prima di tutto, di attivare e potenziare le mie stesse capacità, e così facendo di stimolare insight che mi hanno dato la possibilità di affiancare in maniera coerente ed efficace cultura, architettura, arte, educazione, cura, empowerment, creatività, e proprio grazie all’ arteterapia le tecniche artistiche sono diventate strumenti e attivatori di risorse favorendo, attraverso l’esperienza del creare, la sperimentazione di modalità più funzionali di relazione con sé stessi e con gli altri.
È stato così utile anche per sviluppare il settore culturale meno conosciuto e di tutti coloro che vi operano, in un modo più coinvolgente di vivere e conoscere luoghi, realtà, progetti, prodotti e attività. Salvaguardare così anche il nostro patrimonio di conoscenze e tornare alla capacità di formare vere e proprie ‘strutture intellettuali‘, che possono rappresentare una nuova prospettiva di interesse artistico, espressivo e conoscitivo.
Il lavoro di ricerca di questa tesi argomenta la possibilità che l’architettura possa avere un ruolo importante quale mediatore artistico ed espressivo, e di quanto la formazione in arteterapia possa essere utile all’architetto – e all’architettura – per riflettere sulla realtà, rinforzando i territori al di là di discriminazioni e diseguaglianze.
Architettura e arteterapia possono trovare un loro naturale punto di contatto proprio attorno ad alcune parole chiave, quali: pro-getto, costruzione, esistenza, forma, creatività, collettività, spazio, individualità, processo, trasformazione, identità, materiali, contesto, appartenenza, benessere
Volutamente non tendo mai a puntualizzare in quale preciso campo di competenza, fra le due, ci si trovi così da far intuire quanto possano essere utili l’una all’altra. Poter lasciare aperti nell’attualità nuovi approcci di ricerca che possano essere di stimolo ad entrambe.

“La Cultura ha il compito di creare coscienza, non può né fare guerra né politica, ma può muovere le coscienze. La Cultura può creare un’indignazione ed è basata sulla conoscenza. La conoscenza che arriva attraverso la Cultura, il cinema, i libri, la poesia e la musica va più in profondità, ti fa anche cambiare dei valori. Si cambia atteggiamento verso i grandi cambiamenti, mutazioni e pericoli che ci circondano. Questo credo sia il compito della Cultura, di andare più nel profondo toccando le emozioni che riguardano i mutamenti”

Dacia Maraini