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HO CAPITO QUEL CHE C’ERA DA CAPIRE

“Ho capito quel che c’era da capire. Mi sono ripetuta ciò che avrei detto a chiunque altro si fosse trovato nella mia situazione: ‘Devi rassegnarti e, soprattutto, non affliggerti per un dolore che non meriti’. Mi sono sforzata di non piangere, di non lamentarmi. Ma quando non ci si lagna e ci si costringe tirannicamente a dominarsi, ogni facoltà inizia a ribellarsi, e si paga la calma esteriore con una lotta interiore quasi insostenibile. Giorno e notte non trovo riposo né pace. Quando riesco a addormentarmi sono tormentata da brutti sogni, sogni in cui lei è sempre severo, sempre accigliato, sempre arrabbiato con me.

Mi perdoni dunque, signore, se mi sono decisa a scrivere ancora. Ma come potrei sopportare la vita senza fare alcun sforzo per alleviarne la sofferenza? So che leggere questa lettera la farà innervosire. Si dirà ancora una volta che sono un’esagitata, che ho pensieri cupi e così via. E sia, non voglio giustificarmi, accetto ogni suo rimprovero. Ciò che so è che non posso e non voglio rassegnarmi a perdere del tutto l’amicizia del mio maestro”.

A CONSTANTINE HÉGER

8 gennaio 1845, Haworth-Bradford-Yorkshire

(le lettere indirizzate a Monsieur Héger sono state redatte da Charlotte direttamente in francese)

CHARLOTTE BRONTË (tratto da “Charlotte Brontë – Ma la vita è una battaglia”)

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